Road Maps

 
a cura di Silvia Fabbri 
dal 6 aprile al 9 giugno 2013
 
Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.
(Mark Twain)
 
In questo nuovo appuntamento dello studio Morri, Cornelli & Associati con l'arte contemporanea, ecco una mostra dedicata a un tema antichissimo, il viaggio.Nella sua fitta simbologia e nelle sue svariate implicazioni letterarie, infatti, da Odisseo a Enea, dagli Argonauti alle peregrinazioni di Gulliver, dai mitici viaggiatori del tempo alla Beat Generation, il viaggio viene interpretato come ricerca dell'ignoto, tensione verso la scoperta, verso situazioni estreme, come desiderio e occasione di fuga dalla realtà, come percorso reale o immaginario di ricerca del sé. Soprattutto in una società come la nostra, altamente tecnologizzata, in cui la comunicazione digitale, i social network, l'ossessiva e continua presenza di media rendono possibile l'abbattimento di ogni barriera e permettono la contemporanea condivisione di esperienze collettive senza mai muoversi fisicamente, l'esperienza del viaggio reale, nel mondo, "on the road" per intendersi, acquista un forte significato e riapre nuove frontiere e orizzonti.Nella complessità dunque dei rimandi e nella sua ricchezza evocativa - "Ero sempre sorpreso da come fosse meraviglioso viaggiare, e da come il mondo, all'improvviso, diventasse infinitamente ricco di possibilità" scrive Jack Kerouac - il viaggio diventa l'occasione per riflettere sulla possibilità di mondi inimmaginabili, di realtà e culture nascoste, sull'abbattimento delle barriere sociali, sul mescolamento di razze e popoli.Così nel raccontare le immagini e le infinite modalità di percezioni del mondo reale gli artisti di questa mostra, pur con poetiche diffrenti e nell'intrecciarsi dei linguaggi, dalla pittura alla fotografia, dal disegno al video, dalla scultura all'installazione, offrono un panorama straordinario di interpretazioni e di letture iconografiche sul tema del viaggio, alla ricerca di scorci inediti e di esperienze visionarie.

Alessandro Papetti, artista milanese, lavora da tempo sulla rappresentazione di aree urbane e di archeologie industriali, con un ciclo tra gli altri dedicato alla città di Milano, scegliendo squarci e tagli del tessuto urbano spesso riconoscibili e molto forti, inusuali e stranianti, intervendo su ampie, a volte quasi monumentali tele, come i teloni circolari esposti a Palazzo Reale nella sua mostradedicata a Il ciclo del tempo, in un dialogo continuo tra la grande tradizione pittorica e una visualità fortemente contemporanea e soggetti che sembrano catturati da un istantaneo sguardo fotografico.

Marco Petrus lavora sulla rielaborazione espressiva delle architetture metropolitane, con una progressiva stilizzazione del paesaggio delle nostre città, rappresentando assemblaggi di edifici paralleli, con elementi di spiazzamento visivo e di astrazione, in un sottile richiamo alle città metafisiche alla De Chirico.

Valentino Menghi lavora recuperando materiali poveri, di riciclo, come cartone, alluminio, legno, ferro, plastica, e costruisce, con straordinaria abilità e meticolosità, oggetti singoli, tram, roulotte, grattacieli o intere città, dando vita, in una divertente rivisitazione del ready-made alla Duchamp, un mondo originale e paesaggi fantastici e immaginari.

Francesco Cianciotta presenta alcune foto che fanno parte del ciclo "Genius Loci" dedicato alle "bellezze" architettoniche e naturali del nostro paese, che l'artista in un lungo viaggio per l'Italia riscopre con uno sguardo nuovo e diretto, come se ogni elemento, oggetto, panorama gli fosse sconosciuto, ottenendo così scatti per alcuni aspetti più vicini alla morbidezza della pittura che alla fotografia.

Corrado Bonomi lavora, con sguardo ironico e divertito, a un processo di demistificazione della realtà circostante e della civiltà contemporanea occidentale che nel suo sguardo diventa un luna-park surreale, abitato da fatine fatate, da fiori autoreferenti, da soldatini-biglia, da foreste di plastica, da pesci che, come nell'installazione in progress presentata in questa occasione dal titolo "Mare", sono perfettamente ritratti nelle loro scatoline.

Claudio Monnini, pitture puro per eccellenza e figlio d'arte, è artsta poliedrico e dotato di una pittura armonica e insieme complessa, fatta di sovrapposizioni e  continui rimandi alla tradizione artistica, che rivela, nei suoi ritratti dal vero come nei solitari paesaggi marini, un uso sapiente delle geometrie copositive e dei contrasti cromatici.

Lucio Gelsi è un fotografo estremamente elegante nelle linee compositive e nella modulazione dei contrasti tonali che rivela la sua lunga frequentazione con il mondo della moda e della pubblicità. Tra i suoi soggetti, grandi paesaggi urbani e scorci delle periferie industriali disabitate, insieme ad ampie vedute o al contrario piccoli particolari di luoghi colpiti da insoliti fenomeni naturali.

Christian Leperino è un artista multimediale, che si è formato muovendosi tra i tradizionali percorsi artisti e i nuovi linguaggi, in particolare il video e le arti performative. Tra i suoi principali temi, il paesaggio urbano e le periferie, accostato nelle sue opere più recenti a una ricerca sulla memoria storica collettiva e sul significato del mito, in un lavoro sulla scultura e sull'archeologia antica e i resti dell'archeologia industriale.

Nelle opere di Velasco Vitali il disegno riveste un ruolo fondamentale sia come base e punto di partenza per tutto il lavoro successivo, pittorico e installativo, sia per la formazione dell'artista, che proprio dalle carte è partito. Nei suoi disegni, dove spesso si ha una sensazione di incompiuto, compaiono paesaggi o figure sospesi a metà tra la restituzione di una figurazione tradizionale e la ricerca di una pervasiva visionarietà.

Nel lavoro di Luca Pignatelli, tra ampi teloni di treni d'altri tempi, teste classiche e reperti archeologici, paesaggi innevati con lontani archi romani, si mescolano, con un taglio originale e sapiente, la tradizione classica italiana e le avanguardie degli anni sessanta, con un recupero di una parte della pittura europea più drammatica e intensa e una leggerezza poetica di stampo letterario.

Agli esordi del lavoro di Marco Neri domina il tema del paesaggio, con un recupero attento e selettivo della grande pittura italiana classica, che poi ha lasciato posto a una tavolozza estremamente scarna e asciutta e a una rappresentazione simbolica, attraverso alcuni elementi emblematici come luna-park o ottovolanti, dello sky-line italiano.

Francesco Di Lernia utilizza per le sue opere una tavolozza dai colori acidi, gialli, verdi, che riflettono la luce, dove i suoi strani personaggi paiono a volte solo accennati, stilizzati, su sfondi che ripropongono scene quotidiane, in un perenne gioco tra un richiamo alla tradizione fotografica e una tendenza alla perdita di ogni connotato realistico.

"Come sempre accade nei lunghi viaggi, alle prime stazioni l'immaginazione resta ferma nel luogo da dove sei partito, e poi d'un tratto, col primo mattino incontrato per via, si volge verso la mèta del viaggio e ormai costruisce là i castelli del futuro e dell'avvenire".  

 (Lev Tolstoj)