The new legal frameworks governing company crisis and insolvency in Italy

06/12/2017

NEWSLETTER

Dear Eurojuris friend,

We are really happy of becoming, in the last few months, part of such important network and having the opportunity to meet most of you during the congress in Bruxelles.

We thought it could be interesting and useful for you to be informed about the new Italian reform concerning the disciplines of company crisis and insolvency.

Please find attached the alert.

We look forward to future collaboration with you very soon.


Kind Regards

Stefano and Davide

Legge di conversione del DL n. 148/2017: principali novità

05/12/2017

Consulenza tributaria e tax compliance

La Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva - lo scorso 30 novembre 2017 - la legge di conversione del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148 (c.d. “Collegato alla Legge di bilancio per il 2018”), confermando il testo trasmesso dal Senato, ad oggi in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Di seguito si riporta una breve sintesi delle principali novità.

Estensione della definizione agevolata dei ruoli

La legge di conversione del DL n. 148/2017 interviene sulla disciplina della c.d. “rottamazione dei ruoli”, prevedendo tre distinte ipotesi.

Rate scadute e riapertura dei termini

Viene differito dal 30 novembre al 7 dicembre 2017 il termine ultimo entro il quale effettuare il pagamento delle rate scadute a luglio, settembre e novembre 2017 per essere riammessi alla rottamazione dei ruoli.

Viene inoltre differito da aprile a luglio 2018 il termine per il versamento della prima rata da versare nel 2018 (la seconda viene confermata per il mese di settembre 2018).

La nuova definizione agevolata

Sono riaperti i termini per la definizione agevolata dei carichi affidati all’Agente della riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 30 settembre 2017.

L’Agente della riscossione è tenuto a inviare entro il 31 marzo 2018, a mezzo posta ordinaria, una comunicazione contenente i dati relativi ai carichi fiscali affidati ad essa tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2017, in relazione ai quali non risultino ancora notificate le relative cartelle di pagamento.

Successivamente, il contribuente che intende aderire alla nuova definizione agevolata è tenuto a presentare (a mani o a mezzo PEC) entro il termine perentorio del 15 maggio 2018 il nuovo Modello DA-2017 (disponibile sul sito dell’ADER) ed attendere l’invio, entro il 30 giugno 2018, della relativa comunicazione contemplante – salvo diniego – gli importi definitivi da versare, con indicazione delle relative scadenze e allegazione dei bollettini di pagamento.

Il nuovo Modello DA-2017 prevede espressamente la possibilità di assumere l’impegno alla rinuncia ai contenziosi in essere con l’ADER relativamente ai carichi fiscali oggetto di definizione.

I versamenti di quanto dovuto possono essere effettuati in unica soluzione o ripartiti in un massimo di tre rate, aventi ad oggetto le prime due l’80% del debito complessivo, da pagarsi rispettivamente nei mesi di ottobre e novembre 2018; la terza ed ultima rata (pari al restante 20% del debito complessivo) deve essere pagata entro febbraio 2019.

Sulle somme dovute per la definizione si applicano a decorrere dal 1° agosto 2018 gli interessi per la dilazione del pagamento.

È ammessa la compensazione delle somme dovute con i crediti commerciali vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Il mancato versamento nei termini, nonché l’eventuale pagamento in misura ridotta di quanto dovuto comporta la decadenza dai benefici della procedura, salva l’acquisizione degli importi versati a titolo di acconto sul quantum complessivamente dovuto.

In caso sussista un precedente piano di rateizzazione, inoltre, è ammessa la richiesta di adesione alla nuova rottamazione anche laddove il contribuente non sia in regola con i relativi pagamenti.

Piani di dilazione in essere e regolarizzazione dei versamenti

Vengono riammessi alla definizione agevolata anche i contribuenti che si sono visti respingere l’istanza di adesione per mancato versamento delle rate di preesistenti piani di dilazione in essere alla data del 24 ottobre 2016 e scadute al 31 dicembre 2016.

A tal proposito, il contribuente deve manifestare la volontà di avvalersi della rottamazione, presentando (a mani o a mezzo PEC) all’Agente della riscossione, entro il 15 maggio 2018, apposita istanza (Modello DA-R) ed attendere che lo stesso gli comunichi:

  1. entro il 30 giugno 2018, l’importo delle rate scadute al 31 dicembre 2016 e non pagate;
  2. entro il 30 settembre 2018, gli importi per definire i ruoli e le relative scadenze.

Il contribuente è tenuto a versare:

  1. in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2018, l’importo delle rate scadute al 31 dicembre 2016 e non pagate. Il mancato, insufficiente o tardivo pagamento di tale importo determina automaticamente l’improcedibilità dell’istanza;
  2. in due rate consecutive di pari ammontare, scadenti rispettivamente nei mesi di ottobre e novembre 2018, l’80% delle somme complessivamente dovute ai fini della definizione e l’ultima rata relativa al restante 20% delle somme complessivamente dovute ai fini della definizione agevolata entro febbraio 2019.

È ammessa la compensazione delle somme dovute con i crediti commerciali vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Spesometro

Non è sanzionata l’errata trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute relative al primo semestre 2017, ove le comunicazioni vengano effettuate correttamente entro il 28 febbraio 2018.

A decorrere dal 2018, i contribuenti possono optare per la trasmissione semestrale (e non trimestrale) dei predetti dati.

Per le fatture di importo inferiore a euro 300, registrate cumulativamente, la trasmissione dei dati all’Agenzia delle entrate può avvenire con un unico documento riepilogativo.

Da ultimo, si segnala che nel caso di esercizio dell’opzione per la trasmissione telematica dei dati delle fatture emesse e ricevute tramite il Sistema di Interscambio (SdI) per l’omessa o infedele trasmissione di detti dati si applica una sanzione amministrativa pari ad euro 2 per ciascuna fattura, con il limite massimo di Euro 1.000 (ridotta a Euro 500 per le correzioni effettuate entro 15 giorni), per ciascun trimestre (in luogo della previgente sanzione amministrativa compresa tra euro 250 e euro 2.000).

Estensione dello split payment a tutte le società controllate dalla P.A.

A decorrere dal 1° gennaio 2018, accanto ai soggetti già interessati di cui all’articolo 17-ter del DPR n. 633/1972, il meccanismo dello split payment (o scissione dei pagamenti) si applica anche nel caso di cessioni di beni e/o prestazioni di servizi rese nei confronti dei seguenti soggetti:

  • enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le      aziende pubbliche di servizi alla persona;
  • fondazioni partecipate da PA per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%;
  • società controllate di diritto, direttamente o indirettamente, da enti di cui ai punti precedenti;
  • società partecipate, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70% anche da enti di cui ai punti precedenti.

Si demanda all’emanazione di un apposito decreto del MEF l’individuazione delle relative disposizioni attuative.

Bonus pubblicità

Viene esteso l’ambito soggettivo ed oggettivo di applicazione del c.d. “bonus pubblicità”, introdotto dal DL n. 50/2017. Detto bonus consiste nel riconoscimento di un credito d’imposta per gli investimenti in campagne pubblicitarie su stampa quotidiana e periodica e su emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali effettuate da imprese e lavoratori autonomi a decorrere dal 1° gennaio 2018 (il DL n. 148/2017 ha anticipato la decorrenza al 1° gennaio 2017 per gli investimenti pubblicitari effettuati sulla stampa quotidiana o periodica).

Il credito viene concesso a condizione che il valore dell’investimento superi almeno dell’1% quelli analoghi effettuati sugli stessi mezzi di comunicazione nell’anno precedente e nella misura del 75% del valore degli stessi.

La legge di conversione del DL n. 148/2017 dispone che possono beneficiare dell’agevolazione in parola anche gli enti non commerciali e che la stessa venga concessa anche nel caso di investimenti pubblicitari effettuati sulla stampa quotidiana e periodica diffusa on line.

Regolarizzazione di somme e valori detenuti all’estero in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale

I soggetti fiscalmente residenti in Italia ovvero i loro eredi, in precedenza residenti all’estero, iscritti all’AIRE e coloro che hanno prestato la propria attività lavorativa in modo continuativo all’estero in zone di frontiera o in Paesi limitrofi (c.d. “frontalieri”) possono regolarizzare le attività depositate e le somme detenute su conti correnti e sui libretti di risparmio all’estero alla data di entrata in vigore della legge di conversione del DL n. 148/2017, derivanti da redditi di lavoro dipendente e autonomo prodotti all’estero, mediante il versamento del 3% del valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 a titolo di imposte, sanzioni ed interessi.

Possono essere oggetto di regolarizzazione anche le somme e le attività derivanti dalla vendita di beni immobili detenuti nello Stato estero di prestazione della propria attività lavorativa in via continuativa.

A tal fine, gli autori delle predette violazioni devono presentare apposita istanza di regolarizzazione entro il 31 luglio 2018 e adempiere spontaneamente al versamento di quanto dovuto:

  • in unica soluzione entro il 30 settembre 2018, senza possibilità di effettuare compensazioni nel modello F24, ovvero
  • in tre rate mensili consecutive di pari importo, di cui la prima rata entro il 30 settembre 2018.

La procedura di regolarizzazione si perfeziona al momento del versamento di quanto dovuto in unica soluzione o dell’ultima rata.

In caso di adesione a detta procedura, i termini per l’accertamento in scadenza a decorrere dal 1° gennaio 2018 sono fissati al 30 giugno 2020, limitatamente alle somme e alle attività oggetto della procedura di regolarizzazione.

Infine, sono escluse dalla regolarizzazione le attività e le somme già oggetto di collaborazione volontaria e comunque non si dà luogo al rimborso delle somme già versate.

Regime fiscale per i lavoratori impatriati

Viene previsto che i lavoratori altamente qualificati che hanno trasferito la residenza in Italia entro il 31 dicembre 2015, possono beneficiare del regime fiscale previsto per i c.d. “lavoratori impatriati” secondo il quale si ha l’esclusione dalla formazione del reddito complessivo del 50% dei redditi ivi prodotti per il periodo compreso tra il 2017 e il 2020 (in luogo del 2016 e 2017).

Firma digitale per le imprese

È riconosciuta la facoltà di sottoscrivere con firma digitale i seguenti atti di natura fiscale:

  • gli atti relativi alla trasformazione;
  • gli atti relativi alla scissione;
  • i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento delle imprese soggette a registrazione (cessione o affitto).

L’impiego della firma digitale deve avvenire nel rispetto della normativa, anche regolamentare, relativa alla sottoscrizione dei documenti informatici.

Norme in materia di trasparenza societaria

Il DL n. 148/2017, al fine di garantire il presidio della trasparenza societaria, dispone l’estensione degli obblighi comunicativi posti in capo ai soggetti che acquisiscono partecipazioni rilevanti in società quotate, imponendo loro di chiarire espressamente le finalità perseguite con l’operazione posta in essere.

In particolare, viene stabilito che in occasione dell'acquisto di una partecipazione in emittenti quotate pari o superiore alle soglie del 10%, 20% e 25% del relativo capitale, il soggetto acquirente ha l’obbligo di compilare una dichiarazione, destinata alla società interessata, alla Consob e al pubblico, contenente informazioni dettagliate relative all’operazione, e in particolare l’indicazione delle finalità perseguite con la realizzazione della stessa nel corso dei sei mesi successivi.

La legge di conversione del decreto specifica che la CONSOB può individuare con proprio regolamento interno i casi in cui la predetta comunicazione non è dovuta, tenendo in considerazione:

  • le caratteristiche del soggetto che effettua la dichiarazione o,
  • le caratteristiche della società quotata di cui sono state acquistate le azioni.

Registri IVA

Viene stabilito che la tenuta dei registri IVA con sistemi elettronici, è in ogni caso, considerata regolare in difetto di trascrizione su supporti cartacei nei termini di legge, se in sede di accesso, ispezione o verifica gli stessi risultino aggiornati sui predetti sistemi elettronici e vengano stampati a seguito di richiesta avanzata dagli organi procedenti ed in loro presenza.

Detrazione canoni di locazione studenti fuori sede

La detrazione d'imposta per canoni di locazione, prevista per gli studenti universitari fuori sede, è estesa anche all'ipotesi in cui l'università sia ubicata in un Comune distante da quello di residenza almeno 50 km e gli studenti fuori sede siano residenti in zone montane o disagiate.

La detrazione viene concessa per i periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2017 e al 31 dicembre 2018.

L’importo da indicare in dichiarazione dei redditi non può essere superiore a 2.633 euro: la detrazione che è applicata nella misura del 19% entro detto limite, spetta anche se tali spese sono state sostenute per i familiari fiscalmente a carico.

 

Rif. Legge di conversione del Decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, approvata definitivamente dalla Camera dei deputati il 30 novembre 2017, e ad oggi in attesa di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Corte Ue, non è obbligatorio liquidare la società per trasferirla in un altro Stato membro

23/11/2017

Corporate, Finance e Capital Market

La Corte di Giustizia Ue, nella causa relativa alla causa C-106/16, ha affermato che il trasferimento della sede legale di una società senza spostamento della sede effettiva rientra nella libertà di stabilimento. In particolare, è compatibile con tale libertà l’ipotesi in cui una società costituita in conformità con la normativa di uno Stato membro, allo scopo di trasformarsi in una società di altro Stato membro, trasferisca nel territorio di quest’ultimo la propria sede legale, ma non lo stabilimento principale, purché siano soddisfatte le condizioni stabilite dalla normativa di tale ultimo Stato e, in particolare, il criterio per collegare una società all’ordinamento giuridico nazionale.

La Corte ha altresì chiarito che il fatto di stabilire la sede legale di una società in altro Stato membro, al fine di beneficiare di una legislazione più vantaggiosa, non costituisce un abuso del diritto di stabilimento. Pertanto, è incompatibile con la normativa dell’Ue la disciplina nazionale, nel caso di specie polacca, che impone a una società di diritto polacco, che intende effettuare un trasferimento in altro Stato membro, l’obbligo di ottenere la cancellazione dal Registro delle Imprese solo a condizione di avere proceduto alla liquidazione.

 

Rif. Corte di Giustizia Ue, Sentenza 25 ottobre 2017 relativa alla causa C-106/16

Principi per la redazione dei piani di risanamento

23/11/2017

Crisi d'impresa

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha approvato i Principi di redazione dei piani di risanamento, documento presentato in data 23/10/2017 nel corso di un convegno organizzato dall’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano.

Il nuovo documento si pone come la continuazione di un precedente atto contenente i Principi di attestazione dei piani di risanamento approvato dal CNDCEC nel 2014 e redatto da più associazioni, quali AIDEA, ANDAF, APRI e OCRI.

Il documento contiene delle linee guida rivolte ai professionisti che, impegnati nella soluzione delle crisi d’impresa, vengono incaricati di redigere dei piani di risanamento al fine di riequilibrare la situazione finanziaria.

Le raccomandazioni di carattere generale appena approvate sono dirette a individuare: a) le cause della crisi mediante un’adeguata diagnosi della stessa; b) i corretti dati di partenza del piano; c) le strategie di risanamento; d) i prospetti patrimoniali, economici e finanziari previsionali; e) la manovra finanziaria, onde pervenire al riequilibrio economico, patrimoniale e finanziario dell’impresa in crisi.

 

Rif. Documento del CNDCEC, I principi per la redazione dei piani di risanamento

Licenziamento intimato durante il periodo di comporto: nullità radicale o inefficacia? La questione viene rimandata alle Sezioni Unite

23/11/2017

Diritto del lavoro

Con l’ordinanza n. 24766 del 19 ottobre 2017, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per la valutazione dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione sul regime giuridico applicabile al licenziamento intimato al lavoratore durante il periodo di comporto. La questione, infatti, è da tempo al centro di un contrasto interpretativo anche nella giurisprudenza di legittimità e non ha trovato una soluzione neppure nelle recenti modifiche legislative alla normativa sui licenziamenti.

L’articolo 2110 c.c., pur disponendo che, in caso di malattia del lavoratore, il datore di lavoro ha diritto di recedere dal contratto solamente una volta decorso il periodo stabilito dalla legge dagli usi o secondo equità, nulla dice in ordine alla sorte del licenziamento intimato per scadenza del periodo di comporto prima che detto periodo sia effettivamente trascorso.

Secondo un primo orientamento, tale recesso sarebbe da considerarsi valido, seppur inefficace fino all’esaurimento del periodo di comporto, pertanto, l’inosservanza del divieto di licenziamento non determina di per sé la nullità del licenziamento stesso, ma solamente la sua temporanea inefficacia. Secondo altra parte della giurisprudenza, invece, il recesso sarebbe affetto da radicale nullità, con conseguente applicazione della sanzione reintegratoria prevista dall’articolo 18 Stat. Lav. e dal Jobs Act introdotto nel 2015.

 

Rif. Ordinanza, Cass. Civ., sez. Lav., 19 ottobre 2017, n. 24766

Intercettazione di conversazioni o comunicazioni: il Consiglio dei Ministri approva due decreti legislativi di attuazione della legge 23 giugno 2017, n. 103 di riforma del Codice penale, del Codice di procedura penale e dell’ordinamento penitenziario

23/11/2017

Diritto penale dell’economia e dell’impresa

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, ha approvato due decreti legislativi di attuazione della legge di riforma del Codice penale, del Codice di procedura penale e dell’ordinamento penitenziario i quali intervengono, da un lato sulla disciplina del regime di procedibilità per alcuni reati, aumentando il novero di quelli procedibili a querela di parte, e, dall’altro, sulle disposizioni in materia di intercettazione di conversazioni e comunicazioni, confermando il ruolo delle intercettazioni come fondamentale strumento di indagine, ma cercando di creare un giusto equilibrio tra la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione e il diritto all’informazione.

In particolare, le nuove disposizioni introdurranno:

- una nuova fattispecie incriminatrice all’art. 617 septies c.p. rubricata “Diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente”;

- modifiche alla disciplina delle comunicazioni tra avvocato e assistito al fine di garantire una maggior tutela alla riservatezza;

- una nuova procedura a due fasi per il deposito e la selezione del materiale raccolto tramite intercettazione;

- limiti all’utilizzazione dei c.d. trojan horse, vale a dire captatori informatici inseriti in dispositivi elettronici portatili al fine di intercettare comunicazioni o conversazioni.

 

Rif. L. 23 giugno 2017 n. 103 pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 4 luglio 2017 n. 154

ACE: nuove norme antielusive applicabili dal 2018

23/11/2017

Consulenza tributaria e tax compliance

L’Agenzia delle entrate, con Circolare n. 26/E/2017, è intervenuta a chiarire alcuni aspetti relativi alle nuove norme attuative dell’Aiuto alla Crescita Economia (ACE) introdotte col DM 3 agosto 2017.

In particolare, è stato precisato che la rimodulazione della disciplina antielusiva finalizzata ad intercettare ipotesi di duplicazione del beneficio ACE, a fronte di un’unica immissione di denaro nell’ambito di un gruppo di società, operata per il tramite di operazioni intercorse con soggetti, pur appartenenti al medesimo gruppo, residenti in Paesi diversi dall’Italia, trova applicazione a partire dal periodo d’imposta 2018. Di conseguenza, sono fatti salvi i comportamenti posti in essere dai contribuenti nei periodi d’imposta 2016 e 2017.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Circolare n. 26/E del 26 ottobre 2017

Super ed iper-ammortamenti: beneficio concesso anche nel caso di trasformazione dell’acquisito a titolo di proprietà in un contratto di leasing

23/11/2017

Consulenza tributaria e tax compliance

L’Agenzia delle entrate, con Risoluzione n. 132/E/2017, ha precisato che il beneficio della maggiorazione del costo di acquisizione del 40% o del 150% prevista per gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi spetti anche nel caso in cui, dopo aver effettuato l’ordine di acquisto di un bene e versato al fornitore un acconto almeno pari al 20% del costo dello stesso entro la data del 31 dicembre 2017, il contribuente decida, successivamente a tale data, di acquisire il bene tramite contratto di leasing.

E ciò si verifica sia nella fattispecie in cui l’acconto del 20% versato al fornitore entro il 31 dicembre 2017 si trasformi, a seguito della compensazione, in un maxi canone, sia in quella in cui venga restituito al fornitore l’acconto versato e sia corrisposto alla stipula del contratto di leasing un maxi canone almeno pari al predetto acconto del 20%, nonché venga inserito del contratto il riferimento all’ordine originariamente effettuato con il fornitore del bene.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Risoluzione n. 132/E del 24 ottobre 2017

 

Carried interest: i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate

23/11/2017

Consulenza tributaria e tax compliance

L’Agenzia delle entrate, con la Circolare n. 25/E/2017, ha fornito chiarimenti in ordine al trattamento fiscale riservato al carried interest, la cui disciplina è stata introdotta con l’articolo 60 del D.L. n. 50/2017. Si tratta dei proventi che derivano dalla partecipazione, diretta o indiretta, in società, enti o OICR percepiti da dipendenti e amministratori di tali società, enti od organismi di investimento collettivo di risparmio ovvero di soggetti ad essi legati da un rapporto diretto o indiretto di controllo o gestione, se relativi ad azioni, quote o altri strumenti finanziari aventi diritti patrimoniali rafforzati. Tali proventi, al ricorrere di determinate condizioni, vengono qualificati dal D.L. n. 50/2017come redditi di capitale.

Ambito soggettivo

Sotto il profilo soggettivo, gli investitori considerati dalla norma sono coloro che intrattengono un rapporto di lavoro dipendente o assimilato con società, enti o società di gestione di fondi. Sono pertanto esclusi dall’ambito di applicazione della norma i professionisti coinvolti in ruoli di consulenti (i.e. avvocati, dottori commercialisti, etc.)

Proventi da diritti patrimoniali rafforzati

Sotto il profilo oggettivo, l’Agenzia ha chiarito che i diritti patrimoniali rafforzati si configurano quale diritto a ricevere una parte dell’utile complessivo generato dall’investimento in misura più che proporzionale all’investimento stesso e ordinariamente presuppongono che la generalità dei soci abbia ottenuto il rimborso del capitale investito oltre ad un rendimento minimo c.d. “hurdle rate”.

Individuazione della percentuale minima dell’investimento nei fondi

Il DL n. 50/2017prevede il soddisfacimento di alcune condizioni ai fini della qualifica dei proventi in questione come redditi di capitale.

Il primo dei requisiti che devono essere soddisfatti è costituito dall’esistenza di un investimento minimo collettivo (1%) da parte dei dipendenti e degli amministratori, che deve essere parametrato (a seconda dei casi) rispetto all’investimento effettuato dall’OICR o al patrimonio netto della società.

In relazione agli OICR, per verificare il soddisfacimento del requisito in esame occorre confrontare l’investimento dei manager con l’investimento (complessivo) effettuato dal fondo, mentre nel caso di società, l’investimento di dipendenti e amministratori va messo a confronto con il patrimonio netto della società.

Differimento nella distribuzione dell’utile

Con riferimento al differimento nella distribuzione del utile viene in considerazione la circostanza che questo potrà essere distribuito ai manager/dipendenti, solo dopo che gli altri investitori abbiano percepito un ammontare pari al capitale investito e un rendimento minimo previsto nello statuto o nel regolamento (previsione, quest’ultima, che diventa indispensabile qualora si voglia procedere all’emissione di strumenti finanziari con diritti patrimoniali rafforzati).

Tale distribuzione differita costituisce condizione di accesso alla presunzione legale di qualificazione del reddito e riguarda però solo “l’extra-rendimento”, non precludendo, quindi, la possibilità di restituzione del capitale e del rendimento minimo ai manager/dipendenti titolari di strumenti finanziari rafforzati, prima della maturazione del carried interest. Tale meccanismo opera anche in sede di liquidazione, riscatto o cessione delle quote in esito ad operazioni di dismissione dell’investimento.

Periodo minimo di detenzione dell’investimento

La previsione di un periodo minimo di detenzione quinquennale degli strumenti finanziari con diritti patrimoniali rafforzati concorre a rafforzare la convergenza di interessi tra manager/dipendenti e soci nella gestione. A tal proposito, l’Agenzia ha chiarito che la previsione di un periodo di detenzione (holding period) non inferiore a cinque anni a partire dal periodo di sottoscrizione riguarda non solo le azioni, quote o gli strumenti patrimoniali aventi diritti patrimoniali rafforzati, ma anche quelli ordinari che hanno concorso al raggiungimento della percentuale minima dell’1%. In caso di decesso dei manager/dipendenti, il computo del periodo di detenzione si estende agli eredi tenuti anch’essi a rispettarlo ai fini della qualificazione del provento come reddito da capitale o diverso.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Circolare n. 25/E del 16 ottobre 2017

Split payment: i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate

23/11/2017

Consulenza tributaria e tax compliance

L’Agenzia delle entrate, con la Circolare n. 27/E del 7 novembre 2017., ha fornito alcuni chiarimenti in merito alle modifiche apportate dal D.L. n. 50/2017 alla disciplina dello split payment di cui all’articolo 17-ter del DPR n. 633/1972.

Tale disciplina è stata estesa alle fatture emesse dallo scorso 1° luglio 2017 non solo nei confronti delle PA, ma anche verso tutte le società, controllate da PA centrali o locali oppure quotate e inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana, indicate negli appositi elenchi pubblicati dal Dipartimento delle Finanze.

Stante la recente pubblicazione degli elenchi definitivi, l’Agenzia ha ritenuto che il rilascio da parte dell’acquirente dell’attestazione di cui al comma 1-quater dell’art. 17-ter sia ormai da ritenersi superata. Qualora tuttavia detta attestazione sia rilasciata, essa dovrà trovare corrispondenza alle risultanze degli elenchi definitivi, altrimenti dovrà considerarsi priva di effetti giuridici.

Inoltre, qualora, dopo il 1° luglio 2017, siano state emesse fatture nei confronti di soggetti inclusi nei predetti elenchi con IVA erroneamente addebitata con il regime ordinario, non occorrerà effettuare alcuna variazione. In tali casi, infatti, l’imposta potrà essere assolta secondo le modalità ordinarie. Analogamente, non è sanzionabile l’ipotesi in cui siano state emesse fatture, entro la data di pubblicazione degli elenchi definitivi, erroneamente in regime di scissione dei pagamenti nei confronti di soggetti non inclusi negli elenchi; in questi casi la PA o Società acquirente può ottemperare agli adempimenti per la liquidazione del tributo, dandone evidenza al fornitore, anche cumulativamente.

Diversamente, se dopo la pubblicazione della circolare n. 27/E/2017 vengono emesse fatture con erronea applicazione dell’IVA ordinaria o erronea indicazione della scissione dei pagamenti, il fornitore dovrà procedere a regolarizzare tale comportamento con l’emissione di apposita nota di variazione e l’emissione corretta di una nuova fattura.

 

Rif. Agenzia delle entrate, Circolare n. 27/E del 7 novembre 2017


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